Dopo un primo incontro conoscitivo con un’azienda che ci chiede di sviluppargli il sito collegandolo però al loro gestionale di magazzino, il grafico prepara un primo mockup, mentre io mi butto a capofitto a scrivere un progetto di integrazione ed una distinta di lavoro per la realizzazione del sito.

Una delle richieste è un po’ ostica: supporto alle lingue italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo. Spaventati da tante lingue straniere concordiamo con la proprietà dell’azienda che faremo tradurre la parte testuale del sito ad un’azienda che offre servizi in tale senso e che i nomi dei prodotti a magazzino li tradurranno loro, essendo comunque materiale tecnico con traduzioni ben specifiche e da loro conosciute.

Dopo il secondo incontro in cui il mockup stampato su fogli A2 fa la sua porca figura, prepariamo il contratto con la distinta di lavoro definitiva, ma a chi affidiamo il lavoro delle traduzioni? Tutta la mission, tutta la pagina “chi siamo”, tutto l’organigramma aziendale e la pagina delle certificazioni? Subito a cercare su Internet un’azienda di traduzioni… valutare, cercare di capire quale sia la migliore. Alla fine richiediamo qualche preventivo, scartiamo quelli ignobili e prendiamo accordi con quella che riteniamo la migliore, quella che ha traduttori in madrelingua per ognuna delle lingue di cui abbiamo bisogno. Spediamo il preventivo, contratto e distinta ed il cliente ce lo accetta istantaneamente senza battere ciglio ne chiedere sconti. Perfetto.

L’indomani comincio subito a sviluppare un po’ di codice che va ad attingere dal database del magazzino per popolare il database del sito, mentre il grafico completa gli ultimi ritocchi e spedisce tutti i testi all’azienda che si deve occupare delle traduzioni.

Dopo qualche giorno il grafico mi manda il materiale e comincio ad impaginarlo quando ad un certo punto arriva il fatidico momento di implementare l’i18n, quindi prendo le varie traduzioni giunte – devo ammettere in tempi rapidissimi – dall’azienda di cui sopra e comincio dalla pagina del “chi siamo“.

NomeAzienda, fondata come ditta artigianale nel 1925 dal signor Aldo Bianco e da lì evoluta in forma societaria, è da sempre all’avanguardia, nei settori in cui svolge la propria attività, grazie alla costante innovazione dei processi di lavorazione e la continua ricerca delle nuove tecnologie utilizzate.

Poi provo ad inserire la prima traduzione quella in inglese, ma non faccio in tempo a copia-incollarla che mi balza qualcosa all’occhio.

YourCompany, founded as a craft company in 1925 by Mr. Aldo White evolved as a company, has always been an innovator in the areas where it conducts its business, thanks to the constant innovation of production processes and continuous search of new technologies.

Gelo.

Mr. Aldo White

Quest’immagine è proprio a tema. NdR

Non è possibile che sia un errore, devo capire meglio, per cui copio la versione italiana e la incollo su Google Translatortraduce anche il cognome, per cui la frase risulta esattamente come da loro fornita con l’aggiunta di qualche banale errore qua e la.

Non sapendo veramente cosa fare, decido di dare un’occhiata anche alle altre lingue e scopro che anche nelle altre lingue è stato fatto lo stesso.

Furia.

Chiamo l’azienda in questione e cerco di far presente che usando un traduttore automatico il lavoro potevamo farcelo da noi e che loro hanno più volte speso parole dicendo di avvalersi di esperti in madrelingua.

La loro replica è stata che loro utilizzano un tool di traduzione automatica – continuando a non ammettere che si trattasse banalmente di Google Translator – e poi sottopongono la traduzione a degli esperti perché le correggano. Faccio quindi presente che il metodo di lavoro paventato a priori non è quello e che non intendevo pagare l’intera somma per un lavoro evidentemente non all’altezza.

Fortunatamente Google Translator è migliorato molto nel tempo, ma non abbastanza, come potete vedere qui oppure in francese qui.